Steve Jobs sul graffito di Bansky in Siria

Steve Jobs ritratto in Siria su un graffito di Bansky.

Conosciuto come una delle figure più prominenti della street art di tutto il mondo, l’anonimo Banksy non disdegna di apparire con le sue opere nei momenti più cruciali della storia moderna. E la sua ultima performance non ha fatto eccezione: tramite il proprio sito ufficiale, Banksy ha presentato il suo nuovo graffito, che ritrae nientemeno che Steve Jobs, il fondatore di Apple, vestito con jeans e dolcevita, accompagnato da uno dei primi elaboratori della sua fortunata società.

Il riferimento è molto chiaro: il padre biologico di Steve Jobs venne adottato, ai tempi, da una coppia di origini miste armene ed americane, dopo la sua emigrazione dalla Siria. Per rappresentare quindi da vicino la triste e complicata situazione dei rifugiati, Banksy avrebbe utilizzato nientemeno che uno dei simboli più noti della new economy e dell’elettronica di consumo moderni. A ciò si è aggiunto un comunicato dell’artista secondo cui “l’immigrazione rappresenta un vantaggio per le risorse del paese”, nella fattispecie gli Stati Uniti, dimostrando quindi il suo punto di vista libertario sulla questione, sperando di poter cambiare al contempo il modo di pensare di migliaia di persone, un’impresa tutt’altro che semplice.

Il graffito di Bansky in Siria non è certo l’unico realizzato in “luoghi caldi”, nell’estate 2005 ha disegnato dei murales sul muro di separazione israeliano, costruito nel territorio della Cisgiordania. Le street-art raffiguravano in quel caso degli squarci nel muro, dove dall’altra parte, attaverso il buco, si poteva scorgere uno splendido paesaggio. Nel 2007 tornò in Israele, a Betlemme, per la realizzazione di altri murales, stavolta in collaborazione con altri due artisti italiani, Ericailcane e Blu.

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